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martedì 14 dicembre 2010

Giù al nord


Giù al nord, di Dany Boon, con Kad Mérad, Dany Boon - Francia, 2007 
Punteggio ★★   

Non credo esita in assoluto ciò che si dice "lo spirito dei popoli" ma vi sono certamente caratteristiche peculiari di popolazioni, etnie, gruppi e luoghi. La comicità è un caso titpico di "carattere" nazionale. Raramente gli stranieri ridono con la comicità italiana e allo stesso modo non sempre noi ci divertiamo con la comicità di altri paesi. Ne è un esempio chiaro questo film, clamoroso successo di pubblico in Francia.
Il direttore di un ufficio postale viene trasferito nell'estrema regione del nord della Francia, considerata terribile "terra di lupi", fredda e inospitale al punto che la moglie non se la sente di accompagnarlo. In realtà, fra equivoci, incomprensioni e situazioni al limite del surreale,scopre un'umanità che non si aspettava, come e meglio che a casa, nel sud. La comicità serve così come strumento universale per sfatare i pregiudizi.
Tutto bene, tutto giusto. Peccato che io abbia riso una sola volta in tutto il film e che abbia percepito il "messaggio" come una favoletta sciapa. Il fatto che buona parte della comicità del film si regga sulla ridicolizzazione del dialetto locale, nonostante gli sforzi dei nostri doppiatori, non aiuta certo la situazione.

lunedì 6 dicembre 2010

La damigella d'onore

La damigella d'onore, di Claude Chabrol, con Laura Smet, Benoit Magimel, Aurore Clement. Francia, 2004. 
Punteggio ★★1/2   

I film di Chabrol appartengono a un genere quasi autonomo, che si potrebbe definire "commedia socioesistenziale nera". Un giovane giudizioso, che si dedica diligentemente al lavoro e alla famiglia composta di madre e due sorelle minori,viene gradualmente ma inesorabilmente travolto da una giovane e formosa dark lady. A differenza di altri film dl maestro non vi sono grandi risvolti di critica sociale ma in quanto a storia di un amore torbido e delittuoso non manca niente.
Laura Smet ha una sensualità ferina conturbante. Aurore Clement non è particolarmente gradevole, un po' querula. La piattezza del doppiaggio italiano conferisce una sorta di straniamento al di là delle intenzioni del regista.

lunedì 8 novembre 2010

Transporter 3

Transporter 3, di Olivier Megaton, con Jason Statham, François Berleand, Natalya Rudakova, Francia 2009.
Punteggio ★★★   

Terza puntata (si fa per dire, visto che da una all'altra cambia poco) di questo contenitore tutto pugni e velocità griffato Luc Besson.
Che dire? Forse la cosa migliore è non dire nulla.

mercoledì 3 novembre 2010

Bellamy

Bellamy, di Claude Chabrol, con Gerard Depardieu, Marine Bunel, Vahina Giocante, Francia 2009.
Punteggio ★★   

Al  pari del protagonista, un famoso commissario di polizia parigino che anche in vacanza non può non indagare e risolve un caso quasi per puro divertimento, il maestro si diverte ancora una volta con lievità prima del commiato. Non è una grande storia e non è un grande film ma i tocchi di classe ci sono tutti, a cominciare da una sceneggiatura asciugata e piena di silenzi significativi. Più dell'indagine poliziesca contano naturalmente le psicologie, le relazioni superficiali e sotterranee tra gli individui, gli amori pubblici e privati, l'ambiente di quella provincia scandagliata a fondo come solo Chabrol sapeva fare. Una provincia dove la morte per fallimento o depressione arriva prima dei presunti assassini. E il film si lascia piacevolmente vedere.
NB. Visto in lingua originale il punteggio aumenta di mezzo punto. La lobby dei doppiatori ha infatti raggiunto un tale livello di piattezza interpretativa che riuscirebbe persino a far sembrare Shakespeare un bollettino meteorologico.

Pour elle

Pour elle, di Fred Cavayé, con Vincent Lindon, Diane Kruger, Francia 2008.

Punteggio ★★★   

 A volte capitano delle piccole, belle sorprese. Come questo film poco conosciuto ma decisamente ben fatto. Una famiglia felice viene sconvolta dall'arresto della moglie per omicidio. E' un equivoco ma nulla riesce a far cambiare idea ai giudici. All'estremo delle risorse, il marito decide di farla evadere.
Storia tutto sommato semplice ma non banale. Il racconto è teso e con poche sbavature. Il passaggio dalla felicità all'angoscia alla tensione adrenalinica dell'evasione sono condotti con sapienza.
Vincent Lindon sembra il Mastandrea francese con la differenza che, per fortuna, è meno addormentato e moscio.

sabato 16 ottobre 2010

Il profeta

Il profeta, di Jacques Audiard, con Tahar Rahim, Nils Arestrup, Francia, 2009. - Punteggio ★★★  

Nascita e ascesa di un boss criminale. Una storia vista in molti, troppi, film americani. "Il profeta" ha però un paio di tratti originali che lo rendono un buon film. Il primo è l'assenza di retorica e compiacimento della violenza. La vita all'interno del carcere e le poche scene fuori sono improntate a un realismo visivamente credibile. Il secondo aspetto interessante è la caratterizzazione dei personaggi, umani pur nel loro essere criminali, e delle loro interazioni sociopsicologiche, delineate con acume. Infine, i personaggi sono tutti arabi o còrsi, dei quali vengono illustrate inquietanti connessioni.Tahar Rahim è molto bravo nell'interpretare con understatement il protagonista.L'intera vicenda in mano a un regista americano si sarebbe risolta in un bagno di sangue con musiche assordanti.